Una soluzione all’aria in pancia nei neonati

foto-cacca-neonato-nel-waterQuante volte, noi mamme ci ritroviamo a soffrire insieme ai nostri piccoli che non riescono a dormire, sono nervosi o piangono per quella fastidiosa aria in pancia?

L’aria in pancia nei neonati, è una di quelle torture a cui vediamo condannati i bambini fin dalla nascita. Spesso ci sentiamo impotenti e non sappiamo trovare una soluzione per aiutarli a liberarsi. Da quell’aria.

Nella mia esperienza di mamma ho iniziato per tentativi. La cavia è stata Diego. Essendo il primo..

Prima ho provato, su consiglio del pediatra, a somministrare più tipologie di gocce (omeopatiche e non), poi ho imparato a fare dei massaggi mirati al pancino del mio piccolo e già che c’ero, ho provato a seguire un’alimentazione, per me, più ricca di frutta, verdure e fibre. Sinceramente l’efficacia su mio figlio è stata minima.

Quasi per disperazione, ho preso fiducia in me e ho cercato, per tentativi, delle posizioni in cui agevolare Diego a rilassarsi e far fuoriuscire l’aria in pancia. Sono venuta a conoscenza dell’elimination communication. La comunicazione dell’evacuazione: cioè chi accudisce il bambino, spesso la mamma, impara col tempo a leggere e interpretare i suoi comportamenti e i suoi segnali per rispondere in modo naturale alle sue necessità fisiologiche, fino all’eliminazione del pannolino. Ed è un percorso dolce, per nulla forzato, pieno di amore, attenzione, tanto tempo e pazienza che si può iniziare fin dalla nascita. Perché a differenza di quanto si creda i neonati hanno la consapevolezza delle proprie necessità fisiologiche. Troppo spesso non si da, di nuovo, fiducia nelle capacità autoregolative dei nostri bambini. Un libro, “Senza Pannolino” di Laurie Boucke è dedicato all’argomento con spiegazioni, suggerimenti, testimonianze di mamme e pediatri.

Devo essere sincera, io il pannolino non l’ho eliminato, ma ho imparato come aiutare Diego e poi Zoe non solo a liberarsi dell’aria nel pancino, ma anche a fare pipì e cacca prima nel lavandino e in un secondo tempo nel water. Nel lavandino ho imparato a sostenerli in posizione accovacciata, nel water mi sono messa dietro di loro. Piano piano ho iniziato a trovare il pannolino sempre più asciutto. E i bambini sempre più sereni. Diego e Zoe le prime volte erano un po’ in tensione e non riuscivano subito a rilassarsi ma si sono presto abituati soprattutto quando hanno capito che era la soluzione a tanto mal di pancia e alla cacca che spesso non riuscivano a fare bene, specialmente all’inizio dello svezzamento. Dobbiamo essere noi mamme a cercare di creare questo speciale rapporto di empatia e capire quando è il momento che i nostri figli ci lanciano il segnale: nè troppo tardi, perché i neonati potrebbero non avere più lo stimolo o essersi innervositi, né troppo presto, perché sarebbe inutile. So solo che mi commuovo ogni giorno a vedere come Zoe si liberi di aria e pipì dopo la poppata notturna, ancora a pannolino asciutto. Mi sorride ogni volta. Con soddisfazione. Le ho trovato la soluzione all’aria nella pancia. Può dormire sonni tranquilli.

foto-cacca-neonato-nel-lavandino

 

Vorrei specificare che non mi riferisco al tanto dibattuto tema delle coliche dei primi tre mesi di vita. (Ministero della Salute, Quando Nasce un bambino, pag 57-58)

Silvia Giorgi

Silvia Giorgi

Sono Silvia, ho 37 anni e faccio un mestiere che ho scoperto essere molto duro: la mamma a tempo pieno dei miei due strombolini. Con questo blog vorrei condividere idee, pensieri, opinioni, riflessioni e dubbi della mia quotidianità di genitore, insieme a tutte le mamme e i papà che cercano di svolgere, come me e Andrea, il proprio ruolo con consapevolezza. O almeno ci proviamo!
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About Silvia Giorgi

Sono Silvia, ho 37 anni e faccio un mestiere che ho scoperto essere molto duro: la mamma a tempo pieno dei miei due strombolini. Con questo blog vorrei condividere idee, pensieri, opinioni, riflessioni e dubbi della mia quotidianità di genitore, insieme a tutte le mamme e i papà che cercano di svolgere, come me e Andrea, il proprio ruolo con consapevolezza. O almeno ci proviamo!

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