Svezzamento o alimentazione complementare

immagine-diego-svezzamentoDedico questo articolo a ogni mamma che, arrivata al momento dello svezzamento, è in preda a uno stato d’agitazione e ansia di non sapere “come fare”, che è un po’ sdubbiata di fronte alla ricetta monotematica per il suo bambino consegnatale di fretta dal pediatra senza tante spiegazioni, o che semplicemente ci vuole capire un po’ di più..

Primo fra tutti un chiarimento dovuto. Lo svezzamento è meglio detto alimentazione complementare. Il termine svezzamento infatti, implica il togliere un vizio, che sarebbe quello del latte materno. In realtà si tratta solo di aggiungere e non sostituire altri cibi e bevande a quella del latte, che dopo i sei mesi non è più sufficiente a colmare, da solo, i bisogni nutrizionali dei neonati.(WHO, Complementary feeding). Solo gradualmente e con i tempi del bambino, i pasti sostituiranno le poppate.

Vediamo cosa consigliano e come ci indirizzano Ministero della Salute, OMS, UNICEF, ESPGHAN e Commissione Europea per questa importante tappa nella crescita dei nostri bambini.

Nell’opuscolo Bambine e bambini del Mondo pubblicato dal Ministero della Salute si legge:

  • L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dello svezzamento non riveste più l’importanza che un tempo gli veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia.
  • Non esagerare con l’offerta di cibi salati e ad alto contenuto proteico come formaggio e carne, che appesantiscono il metabolismo del bambino.
  • Non aggiungere zucchero, sale e miele. Quest’ultimo è da evitare sotto i 12 mesi perché potrebbe contenere il botulino.

Nel sito WHO, World Health Organization (OMS), ci sono interessantissime guide . Alcuni punti che mi sembravano più importanti, di seguito:

  • Innanzitutto si specifica che alcune linee guida nutrizionali sono basate più sulla tradizione che sull’evidenza scientifica e sono lontane dall’essere prescrittive nell’ordine con cui si introducono i cibi come pure nelle quantità di cibi da somministrare ai neonati;
  • Un’alimentazione complementare ottimale non è data solo da che cosa viene dato dato da mangiare al neonato, ma anche da chi glielo da e dal modo in cui gli viene proposto. Fondamentale “lasciar fare” al neonato, affidandosi alle sue capacità autoregolative, senza essere troppo rigidi nell’imporre determinate quantità. Ogni bambino è diverso e ha differenti bisogni nutrizionali.
  • Aumentare gradualmente la consistenza e la varietà del cibo, mano a mano che il neonato cresce, in base alle sue abilità e alle sue “richieste”. Infatti a partire dai 12 mesi il suo sviluppo neuromusculare gli permette di mangiare gli stessi cibi, di consistenza solida, che si mangiano in famiglia. Anche se opportunamente spezzettati o sminuzzati.
  • Aspettare oltre i 10 mesi per introdurre cibo solido può aumentare il rischio che il bambino in futuro abbia difficoltà ad accettarlo e non ne favorisce uno sviluppo ottimale.
  • Introdurre, tra i sei e gli otto mesi, 2 o 3 pasti al giorno e aumentare a 3-4 tra i nove e gli undici mesi del bambino. Tra i 12 e i 24 mesi si possono introdurre anche ulteriori 1 o 2 merende quotidiane.
  • Meglio non somministrare il latte di mucca sotto i 12 mesi. Invece può essere consumato quando inteso come ingrediente di formaggio, yogurt o preparazioni di cibi cotte (come ad esempio il purè di patate).

L’ UNICEFoltre a concordare i punti evidenziati dall’OMS rimarca i seguenti aspetti:

  • Nutrire i neonati rispettando i loro tempi e con pazienza.
  • Incoraggiare i neonati a mangiare, ma non forzarli.
  • Se i bambini rifiutano qualche cibo, provare nuovi metodi di cottura, combinazioni e ricette in cui ripresentarlo. E riprovare più volte a riproporlo.
  • Ricordare che il momento dei pasti è un occasione in cui bisogna dimostrare amore ai bambini, parlargli e guardarli negli occhi. Cercare un’interazione affettiva.

Nel testo “Complementary feeding: a commentary by the ESPGHAN Committee on Nutrition” (European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) risulta che da studi e ricerche non c’è evidenza scientifica che ritardare la somministrazione di cibi che possono dare allergia come glutine, pesce e uova, possa avere un effetto benefico e riduca la possibilità che compaiano suddette allergie.

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EUNUTNET (European Network for Public Health Nutrition: Networking, Monitoring, Intervention and Training) è un progetto finanziato dalla Commissione Europea che ha stilato  raccomandazioni standard sull’alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni, come complemento al Programma d’Azione per la Protezione, la Promozione ed il Sostegno dell’Allattamento al Seno in Europa. Dal sito www.burlo.trieste.it

Tra le tante, a scopo esemplificativo, si legge:

  • Gli alimenti complementari possono essere classificati in alimenti di transizione (passati, in purea, semisolidi) e alimenti familiari, con qualche piccolo adattamento. Gli alimenti di transizione e gli alimenti familiari devono entrambi provenire dalla dieta familiare, se questa è varia ed equilibrata.
  • E’ consigliabile non iniziare un’alimentazione complementare troppo presto perché fino a 6 mesi è il latte l’alimento più ricco di nutrienti ed energia necessaria alle esigenze del lattante. Fino a tutto il primo anno di vita, inoltre, il latte materno dovrebbe rimanere la fonte primaria di nutrenti.
  •  A circa sei mesi, la maggioranza dei lattanti possono star seduti con un sostegno e possono “pulire il cucchiaio” con il labbro superiore, piuttosto che limitarsi a succhiare alimenti semisolidi. A circa otto mesi, i bambini sviluppano una flessibilità della lingua sufficiente a permettere di masticare ed ingerire cibi più solidi e densi in maggiore quantità. Dall’età di 9-12 mesi la maggior parte dei bambini posseggono le abilità manuali per alimentarsi da soli, per bere da una normale tazza afferrandola con due mani, e per mangiare il cibo preparato per il resto della famiglia, con adattamenti minimi come il tagliare il cibo in pezzi che possano essere masticati, presi da un cucchiaio o afferrati con le dita.
  • Si deve offrire un’ampia gamma di cibi. Offrire una dieta varia serve anche a migliorare l’appetito. Se è offerta un’ampia gamma di alimenti, la maggioranza dei bambini tende a scegliere una composizione variata e ad avere istintivamente una dieta completa di tutti i nutrienti necessari.
  • Il consumo di succhi di frutta andrebbe limitato.
  • Tutto il pesce (d’acqua dolce o salata, compresi i frutti di mare), inoltre, è una ricca fonte di aminoacidi essenziali.
  • I cibi di produzione industriale per l’infanzia sono in voga tra i genitori non offrono vantaggi nutrizionali sui cibi familiari ben preparati e possono ritardare l’accettazione della dieta familiare.
  • Il modo in cui chi si prende cura del bambino facilita i pasti ed incoraggia a mangiare svolge un ruolo fondamentale nel consumo di alimenti.
  • Le preferenze dei bambini per la maggioranza dei cibi sono fortemente influenzate dall’apprendimento e dall’esperienza; una preferenza si sviluppa in relazione alla frequenza di esposizione ad un particolare sapore. L’unica preferenza innata è quella per il dolce.
  • Aumentare la varietà dei cibi serve ad accrescere l’accettabilità di sapori differenti. É importante che i bambini, per i quali tutti i cibi sono inizialmente sconosciuti, siano esposti ripetutamente a nuovi alimenti per stabilire uno schema di accettazione di cibi salutari. I genitori devono essere rassicurati sul fatto che il rifiuto di nuovi alimenti è normale.
  • Chi assiste il bambino deve dargli l’opportunità di sviluppare le necessarie abilità motorie. I bambini tendono all’indipendenza e possono mangiare di più se è loro permesso di pigliare il cibo con le dita.
  • Un’atmosfera comoda e rilassata durante i pasti facilità buone pratiche alimentari ed offre l’occasione di interagire socialmente e di sviluppare abilità cognitive. Una certa regolarità negli orari e nei luoghi dei pasti, con un tempo sufficiente e indisturbato per mangiare, è importante per garantire che i pasti siano gradevoli e che il consumo sia adeguato.

Mamme, coraggio!

Silvia Giorgi

Silvia Giorgi

Sono Silvia, ho 37 anni e faccio un mestiere che ho scoperto essere molto duro: la mamma a tempo pieno dei miei due strombolini. Con questo blog vorrei condividere idee, pensieri, opinioni, riflessioni e dubbi della mia quotidianità di genitore, insieme a tutte le mamme e i papà che cercano di svolgere, come me e Andrea, il proprio ruolo con consapevolezza. O almeno ci proviamo!
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About Silvia Giorgi

Sono Silvia, ho 37 anni e faccio un mestiere che ho scoperto essere molto duro: la mamma a tempo pieno dei miei due strombolini. Con questo blog vorrei condividere idee, pensieri, opinioni, riflessioni e dubbi della mia quotidianità di genitore, insieme a tutte le mamme e i papà che cercano di svolgere, come me e Andrea, il proprio ruolo con consapevolezza. O almeno ci proviamo!

2 thoughts on “Svezzamento o alimentazione complementare”

  1. Gloria

    Hai detto bene: coraggio! Ci va davvero coraggio a lasciarli fare, ma è sempre l’unico modo in cui imparano qualcosa! Che difficile non avere la pretesa di controllare tutto! Comunque grazie per l’articolo, perché una mamma si trova sempre in mezzo a mille voci e mille modi di pensare..

    1. Silvia Giorgi Post Author

      Grazie di aver apprezzato, spero sarà grata anche la piccola Chiara!ps ti do giusto il tempo di digerire l’articolo..domani c’è la seconda puntata!! 😉

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