Far dormire i bambini

foto-bambina-addormentataFar dormire i bambini è un problema che assilla spesso noi genitori fin dalla nascita dei nostri piccoli. Oserei dire che è la cosa che ci fa più innervosire e perdere la pazienza…

Sfido chiunque a dire di avere un figlio che non gli ha mai dato pensieri per fare la nanna. Ci sono i bambini che non vogliono andare a letto presto, quelli che non vogliono andarci da soli, quelli che vogliono la fiaba, quelli che hanno bisogno della manina, quelli che si addormentano sul divano accanto ai genitori, quelli che si risvegliano più volte a notte con una scusa o un’altra, quelli che dormono solo nel lettone e quelli che ci vanno nel cuore della notte… E noi genitori ci assilliamo e ci disperiamo. E sogniamo un bambino che fin dalle prime settimane di vita dorma tutta la notte di filato.

Ho cercato dei pareri di esperti e studiosi. E devo dire che ci possiamo sollevare tutti, che la nostra situazione è nella norma!! Leggete per credere. Numerose le pubblicazioni in merito. Io ne ho scelte alcune, che mi sembravano più interessanti e che arrivano alla stessa conclusione.

1. Nei Quaderni ACP-Associazione Culturale Pediatri 2008, ho trovato l’articolo Informazioni per aiutare un genitore e un bambino da 0 a 5 anni di Stefania Manetti e Antonella Brunelli. Questa raccolta di consigli e informazioni è in parte tratta da un libro inglese, Birth to five, edizione 2006, prodotto dal Sistema Sanitario del Regno Unito e distribuito a tutti i nuovi nati. Vi propongo alcuni estratti:

  • Ci sono bambini che dormono più di altri; alcuni fanno lunghi sonni, altri sonnellini brevi, c’è chi dorme tranquillo per tutta la notte e chi si sveglia diverse volte. Ogni bambino ha un suo “stile” di sonno e di risvegli, che probabilmente sarà diverso da quello di altri bambini.
  • Nei primi tre mesi di vita, il bambino ha, rispetto all’adulto, i periodi di veglia e i periodi di sonno della stessa durata. Al 3° mese comincia la produzione nel cervello di un ormone che si chiama melatonina, che serve a rendere più lunghi i periodi di veglia e di sonno; oltre a questo, anche le abitudini fanno sì che i periodi in cui il bimbo è sveglio di giorno aumentino fino a occupare a 5 anni tutto il giorno solare, e quelli in cui il bimbo sta sveglio di notte si riducono a circa 3-4 di brevissima durata che il bimbo non ricorda. Questi risvegli servono per cambiare posizione del proprio corpo ma specialmente, in maniera non consapevole, per intercettare possibili pericoli; essi sono come dei meccanismi inconsci di difesa. Proprio per queste caratteristiche del sonno il neonato e il bambino tendono a risvegliarsi più facilmente.
  • Quante ore dovrebbe dormire un bambino è una domanda frequente e la risposta non è uguale per tutti. Alcuni bambini hanno bisogno di dormire molto, e riposano tra una poppata e l’altra, altri rimangono svegli. Non per questo bisogna pensare che ci sia qualcosa di strano, sono semplicemente fatti così. Mentre il bimbo cresce, anche il suo ritmo sonno-veglia maturerà, e se, con spontaneità e fiducia nelle proprie capacità di mamma o papà, riusciamo a rispondere ai suoi bisogni, lui o lei saranno abbastanza capaci di autoregolare il proprio sonno.
  • Stabilire poi, man mano che cresce, delle routine prima dell’addormentamento aiuta il bimbo a prepararsi per il sonno: il bagno, il pigiama, un momento di coccole, la lettura di una storia della buonanotte, la presenza di un piccolo pupazzo o altro sono esempi pratici.
  • Il lettone o il lettino? Anche a questa domanda non c’è una risposta unica. Non ci sono elementi scientifici che ci consentano di dire che dormire insieme o non dormire insieme influisca sullo stato fisico o emotivo del bambino. La cosa più giusta è quella che a mamme e papà sembra sensata.

2. In un articolo apparso su La Stampa il 17/2/2013 di Maria Luisa Tortorella (Pediatra Membro dell’Associazione Culturale Pediatri, studiosa del sonno dei bambini) dal titolo “Dolcezza oppure Severità. Molte teorie, poche certezze” si legge:

  • molti studi scientifici provano che i “metodi” che suggeriscono il pianto protratto nei bambini piccoli per far si che si addormentino e la mancata risposta ai loro bisogni fondamentali (fra cui il contatto fisico con la mamma) può avere ripercussioni negative nel corso dell’intera vita, e che certi stili di accudimento “autoritari” non aiutano lo sviluppo psicofisico e sociale.
  • La Dott.ssa Tortorella trova invece utili le routine positive e aggiunge che se guardiamo al passato è quello che si faceva un tempo: creare un rito piacevole, dal bagnetto alla fiaba raccontata la sera, alle coccole. Lo studio più interessante propone un protocollo strutturato basato sul conforto fisico (l’abbraccio, l’accompagnamento verso il sonno).
  • A conclusione la studiosa ricorda che  in realtà non c’è una ricetta “chiavi in mano”, un libretto di istruzioni. Noi genitori siamo bombardati da informazioni non sempre corrette che arrivano dal web, dai blog, dalla televisione..Invece bisogna “ascoltare” e stabilire un’empatia con il nostro bambino con pazienza e, valutato lo stile di vita della propria famiglia, trovare il metodo più congeniale per farlo dormire. Usare insomma il semplice buonsenso. Il proprio istinto di genitori.

3. Il dott. Gilberto Angione scrive un approfondimento “Quando i bambini non riescono ad addormentarsi da soli” pubblicato su pedagogisticlinici.org

  • un suggerimento importante che propone a tutti è inserire una regolarità e una routine giornaliera: il bambino che viene tenuto sveglio a seconda delle necessità degli adulti, difficilmente andrà a letto di buon grado ad una determinata ora di un determinato giorno solo perché in quel momento fa comodo ai genitori. Resterà più facilmente sveglio la sera fino a tardi e avrà un sonno diurno irregolare. Introdurre una routine da ripetere ogni ogni giorno prima di andare a letto ha la funzione di infondere sicurezza. Al bambino si propongono quotidianamente sempre le stesse azioni affinché, col tempo, lui capisce che dopo una certa azione ne seguirà un’altra a lui già nota. Il fatto di poter prevedere quello che succederà dopo lo rende più tranquillo.
  • E anche lui comunque conclude dicendo che però non bisogna essere troppo rigidi.

4. ACP Associazione Culturale Pediatri, IBFAN Italia , MAMI Movimento Allattamento Materno Italiano, Un Pediatra Per Amico, e numerosi autorevoli Gruppi, Confederazioni e Associazioni in Lettera Aperta al Garante della Protezione dell’infanzia e adolescenza del 22 Settembre 2013 a denuncia di una puntata di SOS Tata, scrivono:

  • “Sappiamo ormai dalla ricerca scientifica, se non bastasse il buon senso, che la fisiologia dell’essere umano prevede che riceva delle cure di tipo prossimale da parte della madre e degli adulti che se ne prendono cura, e che la pretesa che un bambino piccolo si addormenti da solo e dorma per tutta la notte senza richiedere la presenza e il contatto dell’adulto, oltre ad essere antifisiologica ed irrealistica, può provocare confusione nei genitori e grande stress nei bambini…Questi metodi possono minare fin dalla primissima infanzia la fiducia negli adulti e quindi in se stessi e interferire con lo stabilirsi di una sana relazione genitori-figli, oltre ad interferire (se il bambino è piccolo) con l’allattamento al seno. Esistono altre modalità di accudimento, più rispettose della fisiologia del sonno e dei bisogni irrinunciabili dei bambini molto piccoli.”

5. Concludo con l’invito a leggere anche un simpatico e ironico articolo di Lucio Piermarini pubblicato su UPPA-Un Pediatra Per Amico dal titolo Bibidi-Babidi-Bu in cui si simulano alla geniale maniera del dott. Piermarini dei potenziali dialoghi tra mamme in uno studio pediatrico. L’osservazione dell Dott. Calia, anch’egli collaboratore di UPPA-Un Pediatra Per Amico è che:

  • il sonno notturno dei bambini è raramente continuo, più spesso è interrotto da momenti in cui la coscienza riaffiora e il bambino si accerta che il mondo che lo circonda sia in una situazione tranquilla: non tutti i bambini si comportano allo stesso modo in occasione di questi risvegli periodici. Ci sono bambini a cui basta avvertire che la situazione è normale per riaddormentarsi serenamente senza dare alcun segnale, mentre altri chiedono la presenza di un genitore o anche il contatto con il seno materno. E questa variabilità si incontra anche fra i genitori: ci sono quelli che non si accorgono neppure dei rumori che fa un bambino che si risveglia e dormono tranquillamente, mentre per altri basterà il minimo rumore (che magari precede addirittura il risveglio) per farli accorrere alla culla del figlio e magari svegliarlo completamente.
  • La conclusione è che spesso certi “disturbi” che disturbi reali non sono, si risolverebbero tranquillamente da soli impiegando soltanto la pazienza e il buon senso. Pazienza e buon senso non costano nulla e perciò sono pochissimi a “prescriverla”.

Ognuno di noi recepisca i suggerimenti che gli sono più congeniali, sicuramente ci si può migliorare! Però ricordiamoci sempre che abbiamo a che fare con dei bambini, tutto quello ci succede ogni sera al momento della nanna è nella norma. Non siamo solo noi!

Buonanotte a tutti! E che pazienza è stata fare dormire i bambini, anche questa sera…

foto-neonata-che-dorme

Silvia Giorgi

Silvia Giorgi

Sono Silvia, ho 37 anni e faccio un mestiere che ho scoperto essere molto duro: la mamma a tempo pieno dei miei due strombolini. Con questo blog vorrei condividere idee, pensieri, opinioni, riflessioni e dubbi della mia quotidianità di genitore, insieme a tutte le mamme e i papà che cercano di svolgere, come me e Andrea, il proprio ruolo con consapevolezza. O almeno ci proviamo!
Silvia Giorgi

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